
DOMENICO ASMONE
“Cromatismi Materici”
Mostra personale di ceramiche, sculture e tele
Inaugurazione: sabato 11 ottobre 2025, ore 17.30
Periodo: 11 ottobre – 23 novembre 2025
Luogo: GULLIarte, Via Nostra Signora dell’Olmo 5/7/9 – Savona
Orari: tutti i giorni 12.30 – 19.30 (chiuso il lunedì)
Sabato 11 ottobre 2025, alle ore 17.30,
la Galleria GULLIarte di Savona inaugura la mostra personale di Domenico Asmone, intitolata
“Cromatismi materici”,
che resterà aperta al pubblico fino al 23 novembre. 2025.
L’esposizione è curata da Antonella Gulli, con testo critico di Domenico Iaracá.
Dopo il successo ottenuto al Museo Ceramico Fornace Pagliero 1814 durante la 64ª Mostra della Ceramica di Castellamonte, “Cromatismi Materici” arriva a Savona con circa 80 opere tra sculture, altorilievi ceramici e tele.
La ricerca artistica di Domenico Asmone si muove tra storia e materia, evocando nelle sue opere suggestioni medievali, rimandi all’arte sacra e riferimenti cromatici alla tradizione italiana.
Le sue sculture ceramiche e tele materiche si distinguono per un uso personale e potente del colore, che diventa protagonista assoluto: è il colore, infatti, a costruire forme e volumi, superando i contorni del disegno.
L’arte di Asmone non riproduce, ma evoca: emozioni, paesaggi interiori, echi culturali delle città vissute – da Bologna a Pistoia – con un’energia vibrante che parla direttamente ai sensi. È una pittura sensoriale e vitale, capace di coinvolgere e trascinare lo spettatore.
Le opere in mostra dialogano tra volumi e colori, dando vita a un percorso sensoriale che unisce suggestioni di luce, colore e materia.

TESTO CRITICO
a cura di Domenico Iaracà
DOMENICO ASMONE – CROMATISMI MATERICI
C’è una summa di storia alle spalle delle opere di Domenico Asmone in mostra a Castellamonte. O, meglio, di storie dovremmo forse dire.
Ma non solo questo, come speriamo di poter chiarire in queste righe di introduzione all’evento. Ripercorrendo insieme ai visitatori della mostra il percorso che ci porta all’interno delle Fornace Pagliero, non possiamo non partire dall’esempio immediatamente evidente di archeologia industriale rappresentato dalla sede della mostra stessa.
Vero monumento del territorio del Canavese, è una traccia della storia economica e produttiva collegata al materiale ceramico quello che balza immediatamente agli occhi: dalle ciminiere sovrastanti i forni, ai numerosi locali di stoccaggio del materiale e dei prodotti, la mostra è ambientata in esempi eclatanti di quanto nel mondo anglosassone è molto studiato fino ad essere tema di percorsi accademici. A questa si aggiunge una consapevole citazione dell’artista di diversi esempi della storia dell’arte. Nelle righe introduttive che l’artista stesso ha infatti premesso al volume dedicato agli altorilievi è dichiarato un debito riconoscente verso capisaldi della storia dell’arte, a partire da quel Giovanni Pisano che firma il pulpito nella chiesa di Sant’Andrea a Pistoia, città adottiva dell’artista stesso.
Ma se le sculture medievali sono un rimando alla forma dell’oggetto artistico, c’è l’accesa cromia del fregio robbiesco dell’Ospedale del ceppo, della stessa Pistoia, a fare da specchio agli smalti scelti dall’artista. Ai rimandi riconosciuti dall’artista stesso potremo aggiungerne uno ulteriore: guardando in particolare alla sovrapposizione della forma scultorea alla cornice che delimita i rilievi arriviamo al San Francesco di Zurbaran o al San Sinibaldo di Dosso Dossi all’Accademia di Venezia: in queste due tele i santi, seppur siano rappresentati obbedendo alle inamovibili regole iconografiche della pittura religiosa, rompono irriverenti i limiti imposti dalla convenzioni pittoriche sporgendo fuori dalla cornice loro dedicata, conquistando quindi lo spazio e dando vita ad una rivoluzione rispetto alla tradizione artistica precedente.
Quanto detto non deve fare però cadere nell’equivoco di considerare che la ricerca artistica di Asmone sia esclusivamente debitrice della tradizione precedente. Decisamente personale e pienamente riconosciuto e riconoscibile è infatti l’uso estensivo del colore. Anche nella rara se non isolata opera prevalentemente bianca, le tracce di altri colori e i chiaroscuri della forma molto movimentata creano giochi di luce e d’ombra che rompono la monocromia.
L’aspetto è ancora più evidente in opere in cui colori diversi si accostano gli uni agli altri. Indifferentemente in opere in due o tre dimensioni, crediamo sia questa la cifra stilistica che ne contraddistingue l’opera. Possiamo dire di più: nelle opere pittoriche è il colore stesso che, in assenza di disegno o linee di contorno, crea la forma dei rari rimandi mimetici delle opere, temi figurativi accennati dai titoli. Ma anche in questo caso sono più evocazioni che non riproduzioni quelle che dobbiamo aspettarci nelle opere di Asmone, l’eco di un vissuto e non il rispecchiamento pedissequo di un evento o di un paesaggio.
Volendo procedere con qualche notazione critica sull’opera di Domenico Asmone non possiamo che rimandare innanzitutto al ricco apparato di testi presente nel catalogo Il colore mi possiede volume pubblicato in occasione della recente mostra milanese. Le nostre si propongono quindi come semplici chiose a quanto già sapientemente scritto, a partire dal richiamo di Nello Taietti al gusto per la natura tipica della temperie romantica. Se questo è indubbiamente vero, a questo aggiungiamo anche il rimando al sentimento romantico del sublime inteso come stupore davanti all’infinitamente grande e infinitamente potente, sentimento che ci sembra di intravedere in tele come Energia Lampi e tuoni.
Ad un romanticismo di matrice nordica, attento al medioevo e alle sue rovine, potrebbe a prima vista rimandare pure la citazione dei paesaggi culturali delle città in cui è vissuto, dalla nativa Bologna a Pistoia, paesaggi culturali richiamati negli stemmi e negli architravi scolpiti delle chiese dalle facciate bicrome, a fasce bianche e nere. Ma le forme frammentate crediamo vadano lette più come abbozzi di forme da completare mentalmente, seguendo I principi gestaltici che non un gusto per le rovine.
Se dovessimo infine scegliere una definizione per illuminare l’irriducibile ricchezza di stimoli che l’arte di Asmone ci suggerisce potremmo semmai propendere per quella di vitalismo panico che colori e Natura lussureggiante, presenti nelle sue opere, ci ispirano. Di fronte a questa esplosione di energia e vita, che trasuda dalle sue opere e interagisce con I paesaggi urbani citati senza tuttavia obliterarli, noi siamo trascinati e animati. Domenico Iaracá

Biografia DOMENICO ASMONE
Domenico Asmone nasce a Bologna nel 1963 e vive a Pistoia dal 1969. Autodidatta, attivo dagli anni ’80, sviluppa una ricerca artistica centrata sul colore e sulla materia, con un linguaggio personale che spazia tra pittura e scultura ceramica.
Negli anni ha esposto in Italia e all’estero (Milano, Savona, Roma, Lugano, Berlino, Hong Kong) ed è stato selezionato da critici come Giammarco Puntelli e Nello Taietti per progetti editoriali ed espositivi. È membro storico del gruppo Laboratorio Acca – ArteInvestimenti, e artista socio del Museo della Permanente di Milano.












